Trattamento Fine Rapporto (TFR): come si calcola, anticipo, tassazione

Trattamento Fine Rapporto (TFR)

Il trattamento di fine rapporto, comunemente conosciuto come TFR, è una somma di denaro destinata ai lavoratori dipendenti alla cessazione della loro prestazione lavorativa.

In questo articolo approfondiamo aspetti legati al TFR per i dipendenti del settore privato: a chi spetta, come si calcola, quando si può chiedere l’anticipo, come può essere gestito e la tassazione.

TFR (Trattamento Fine Rapporto): cosa è e a chi spetta

Il Trattamento di Fine Rapporto è la prestazione economica che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro.

Ne hanno diritto tutti i lavoratori dipendenti; non ne hanno diritto, invece, i lavoratori in collaborazione occasionale e lavoro autonomo (Partite Iva).

La somma matura mensilmente ed è accantonata dal datore di lavoro fino alla cessazione del rapporto di lavoro, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, sia per rapporti di lavoro  a tempo determinato (intermittente, somministrazione…) sia a tempo indeterminato.

Retribuzione utile e calcolo TFR

La norma di riferimento per il calcolo del TFR è l’art. 2120 del codice civile.

Il TFR si calcola computando tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura. Sono escluse invece le somme pagate a titolo di rimborso spese e trasferta.

Se, tuttavia, il contratto collettivo applicato in azienda specifica chiaramente quali elementi devono essere computati e/o quali devono essere esclusi, il datore di lavoro deve rispettare tali criteri.

Il Trattamento di Fine Rapporto si calcola dividendo la retribuzione lorda annua di riferimento, come sopra individuata, per 13,5.

L’importo accumulato annualmente e progressivamente viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno con l’indice di rivalutazione, che si determina sommando un tasso fisso dell’1,5% al 75% dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo (inflazione).

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Quando si può chiedere l’anticipo del TFR

I lavoratori dipendenti possono richiedere l’anticipo del TFR in presenza di alcune condizioni:

  • Devono aver maturato almeno 8 anni di anzianità di servizio con lo stesso datore di lavoro;
  • Richiedono l’anticipo per:
    • Sostenere spese sanitarie per terapie e interventi straordinari;
    • Acquisto della prima casa per sé o per i figli (documentato con atto notarile);
    • Sostegno economico durante periodi di fruizione di congedi.

Quando ricorrono le condizioni di cui sopra, il lavoratore ha diritto ad una anticipazione del TFR spettante nella misura massima del 70% del maturato. 

La normativa prevede che si possa anche richiedere l’anticipo TFR senza una giustificazione, ricevendo il 30% della cifra maturata.

TFR in azienda o in fondo pensione

Entro sei mesi dall’assunzione, il lavoratore può scegliere se destinare il TFR all’azienda o a un fondo di previdenza complementare a propria scelta.

Nel primo caso, il TFR è gestito dal datore di lavoro, mentre nel secondo caso, il datore sposta quanto accantonato mensilmente al fondo di previdenza, con il quale il lavoratore gestirà direttamente il rapporto.

Tassazione TFR

Il TFR non è una somma soggetta a contributi INPS e, dal punto di vista fiscale, qualora il TFR sia accantonato in azienda, è assoggettata a tassazione separata, con aliquota media tra il 23% ed il 26%.

Quando liquidato in occasione della cessazione del rapporto, il calcolo delle imposte del datore di lavoro è provvisorio, in quanto l’Agenzia delle Entrate provvede al ricalcolo delle imposte sulla base del reddito degli ultimi 5 anni.

Diverso il caso del TFR destinato a Fondo di Previdenza Complementare; infatti, quando verrà liquidato, sulla base degli anni di conferimento, subirà una tassazione partendo dal 15% a scalare fino al 9%.

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